corso udara abhyanga

corso udara abhyanga

Prezzo originale
€ 135,00
Prezzo
€ 90,00

Corso Udara

significa "addome", abhyanga “trattamento/massaggio”. Udarabhyanga viene quindi tradotto con: "trattamento per l’addome".

In questa particolare zona del corpo troviamo diverse funzioni importanti.

 

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Innanzitutto, il Koṣṭha, che dal punto di vista ayurvedico anatomicamente corrisponde all’intestino tenue, è la sede di Jāṭharāgni, l’Agni digestivo principale del corpo.

Accanto ad esso si trovano Samāna Vāta e Pacaka Pitta; il Ranjaka Pitta, anch’esso fondamentale nella regolazione dei processi digestivi, ha sede principale nel fegato; sempre nella regione addominale, più in basso, ha sede Apāna Vāyu, fondamentale nella modulazione delle attività escretorie.

Nell’addome vi sono poi 2 importanti punti marma: Nabhi e Basti.

Il primo Nabhi (lett. significa ombelico), situato a livello dell’ombelico e dell’area circostante, controlla il sistema digestivo ed il sistema della circolazione del sangue. È collegato ad Agni, a Pacaka Pitta, Ranjaka Pitta e Samāna Vāyu.

Il secondo Basti (lett. significa vescica) è situato nella regione della vescica, controlla il sistema escretore, i sistemi urinari e riproduttivo. Regione di accumulo di Vāta e fondamentalmente Apāna Vāyu.

Va ricordato che l’ombelico, che si trova più o meno al centro della regione addominale, è il punto di partenza del cordone ombelicale, che per tutta la vita fetale consente il nutrimento e tutte le altre funzioni vitali. Questo è un altro motivo che rende ragione della delicatezza di questa regione, che inevitabilmente viene collegata, anche a livello psicologico, al nutrimento ed all’amore materno. Non a caso molte delle patologie definite psicosomatiche sono situate a livello dell’addome, rappresentando così spesso una richiesta di attenzione e di cure.

Udara Abhyanga

Il massaggio addome è indicato in tutti i disturbi dovuti a disfunzione di Vāta a livello di addome e pelvi.
I benefici che conseguono a questo trattamento sono dovuti al fatto che tonifica gli organi addominali, migliora la digestione, migliora la circolazione, allevia la stipsi, favorisce l’eliminazione dei gas, rilassa il corpo e la mente.

Precauzioni e controindicazioni:

  • Gravidanza
  • Ciclo mestruale: nei primi 3 giorni del ciclo è una controindicazione assoluta
  • Pitta elevato, condizioni infiammatorie
  • stomaco pieno
  • vescica piena
  • ernie addominali 

Nābhi

Il dio Visnu raffigurato con un ombelico (Nābhi) di Loto | Ayurvedic Point©
 

 

Nābhi è la parola che indica l’ombelico, rappresenta il centro del corpo e dell’universo, ma è anche il mozzo di una ruota. 

La parola Nābhi significa anche: centro, punto di giunzione, casa, relazione, affinità, origine, capo. 

Nābhi indica anche il nome del punto Marma ad esso collegato, la dimensione del punto è di 4 aṅguli e controlla pacāka pitta e samāna vāyu. 

Nābhi nāḍī indica invece il cordone ombelicale. Nābha significa punto centrale.

La parola nābhi e nabhya derivano tradizionalmente dalla radice verbale ṇah "bandhane" utilizzata nel senso di legare o fissare.
Nābhi è usato in due generi, maschile significa il re, il centro della ruota, ma nel genere femminile indica una specifica parte del corpo.

L’aspetto simbolico dell'ombelico rappresentato come un fiore di loto è derivato dal mito del dio Viṣnu che, in quanto base dell’universo, viene raffigurato con un ombelico di loto, mentre Brahmā che emerge dall'ombelico di Viṣnu simboleggia l'universo che si esprime nel mondo fenomenico.

Nella fisiologia ayurvedica

Nella fisiologia ayurvedica nābhi occupa un ruolo molto importante e viene ampiamente descritto dagli autori classici soprattutto da Suśruta.

Il concetto di nābhi si è sviluppato in diverse dimensioni ed ha assunto la forma concreta del mozzo di una ruota del carro, l'ombelico del corpo dell'essere umano, ed il centro di un edificio.
Il suo significato è passato dall'astratto al sottile, dal concetto di centro cosmologico al centro spirituale del corpo, in qualsiasi senso sia stato usato nei testi antichi filosofici spirituali, il suo significato di base, cioè "fissare", è sempre presente. L'ombelico fissa il mondo come se fosse saldamente ancorato a Dhruva, la stella polare, come il suo asse. Il punto centrale dell'ombelico è la fonte e il corpo nel suo insieme è il destinatario passivo dell'energia che è stata rilasciata dalla fonte centrale.


L'aspirante nello Yoga fa uno sforzo attivo per utilizzare al meglio l'energia dal punto centrale dell’ombelico.

Marma


Opera di Mona Rai "Untitled III"

La parola Marma deriva dal sanscrito 'mri' che significa morte.
La frase sanscrita, 'Marayate Iti Marmani', significa che i marma sono speciali punti che se lesionati possono portare alla morte.

Secondo Caraka i punti Marma sono associati con il prāna e la vita stessa, e sono punti più sensibili rispetto ad altre parti del corpo. Nel suo testo Caraka riconosce che, fra gli altri, tre sono i più importanti punti marma. Il concetto dei “Tri Marma” è incluso in quello che viene definito daśa prāṇāyatana ovvero le 10 sedi di vita: 2 śanka, kanta, rakta, śukra, ojas, guda ed i 3 maha marma che sono relazionati alla testa, al cuore ed alla vescica. (Si. cap.IX) 

Suśruta nel VI capitolo della sezione Śārīrasthāna intitolato Pratyeka marma nirdeśa si dedica completamente all'identificazione dei punti marma, alla loro vitalità ed alle conseguenze se vengono danneggiati. Sono descritti 107 punti marma e sono divisi secondo diverse categorie.

Secondo Dalhana commentatore della Suśruta-Saṃhitā i marma sono «quelle parti del corpo che quando vengono colpite portano la morte»

Vāgbhaṭa, seguendo la tradizione di Suśruta, riprende nel suo testo l’Aṣṭāṅgahṛdaya, la discussione sui punti marma nello Śārīrasthāna, IV capitolo intitolato Marma Vibhāga Śārīra. Nel commento sanscrito all’Aṣṭāṅgahṛdaya, intitolato Sarvāṅgasundara di Aruṇadatta la parola marma è definita come «quel luogo che quando è colpito (gravemente) causa la morte»

Nell’Aṣṭāngasaṃgraha in Sūtrasthana cap. VII intitolato Marma Vibhāga abbiamo la classificazione dei punti vitali e ne viene data la seguente definizione:


I marma sono così chiamati perché causano la morte; perché sono luogo d'incontro di muscoli, vene, tendini, nervi, ossa e articolazioni. Quindi la loro lesione o ingiuria causa un pericolo per la vita.

Nel Kāśyapa Saṃhitā in Śārīra Sthana cap. IV, i Marma vengono descritti come sedi di vita.

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